“Qualunque cosa possa aver detto (su Michela Murgia, ndr) non può essere letta in chiave sessista…”. “Da ragazzo mi sentivo un po’ goffo, un po’ brutto anatroccolo. Non so se questo poi abbia suscitato un mio investimento in direzione della creatività”. “Senza dubbio (I convitati di pietra, ndr) mi rappresenta meno”. E ancora: “Non direi mai che un artista (o chiunque altro) non debba esprimersi, bensì che un artista, come chiunque altro, può non prendere posizione”. Dopo settimane di polemiche per lo scontro con Teresa Ciabatti sul “van per Bisceglie”, dalle interviste post-vittoria al Premio Strega 2026 emerge il “Michele Mari pensiero”. Dal suo rapporto con la scrittura e la fama, a quello con i traumi familiari…
Moltissimo si è detto (anche su questo sito, sin da inizio anno con i primissimi rumors, che sono stati poi confermati dal risultato finale) sulla vittoria di Michele Mari al Premio Strega 2026 e sulle polemiche che l’hanno preceduta, tra voci, smentite e retroscena.
Dello scontro con Teresa Ciabatti nel “van per Bisceglie“ nel corso dell’infinito tour stregato, dunque, tanto si è scritto e commentato, anche sui social, oltre che nelle chat e nei discorsi (privati) tra addetti ai livori.
All’indomani del trionfo in Piazza del Campidoglio con I convitati di pietra (Einaudi), Mari è tornato sulle parole (dette in “un contesto privato”) su Michela Murgia, frasi che hanno ferito Ciabatti.
Non solo. Nelle interviste post-vittoria, concesse al Corriere della Sera (a cura di Natalia Distefano), al Giornale (Stefania Vitulli) e a Repubblica (la testata che con Raffaella De Santis ha svelato il retroscena legato alle frasi su Murgia), interviste che consigliamo di leggere per intero, emergono bene l’attitudine dell’autore di Leggenda privata, il suo approccio alla scrittura (e alla vita), le sue fragilità e insicurezze, il suo rapporto con la fama (e con il libro con cui ha vinto lo Strega, da molti considerato non il suo migliore), l’impatto dei traumi familiari e molto altro (non tutto ovviamente può emergere, come ammette lo stesso Mari, che in un passaggio da una delle interviste, come vedremo, parlando dell’autobiografico Leggenda privata, confida di essersi “tenuto un 25% di segreti” e parla di “forma di autocensura“).
Qui di seguito abbiamo selezionato alcuni estratti dalle interviste rilasciate dallo scrittore ed ex docente della Statale di Milano (nato il 26 dicembre 1955, e figlio del designer Enzo Mari – 1932-2020 – e della disegnatrice e scrittrice milanese Iela Mari – pseudonimo di Gabriela Ferrario; 1931-2014):
Sulla polemica e le voci sullo scontro nel “van per Bisceglie”
“Le mie parole non volevano offendere nessuno, mi ha stupito che siano state lette in chiave sessista. Quando ho parlato, mi riferivo alla persona, indipendentemente dal suo sesso, uomo o donna che fosse. Il mio era un discorso sulla reazione alle nostre frustrazioni e insoddisfazioni. Nulla di personale. (…). Quando qualcuno non si sente approvato sul piano dei canoni estetici o comportamentali è inevitabile che sviluppi una combattività, un’intelligenza, una creatività maggiore. Se ti senti disapprovato diventi poi un combattente”. (Corriere della Sera)
Può interessarti anche
“Qualunque cosa possa aver detto non può essere letta in chiave sessista. Nella mia intenzione il mio commento riguardava l’essere umano, il soggetto, la persona, non un uomo o una donna. Riguardava qualunque persona non si senta sicura del proprio aspetto, indipendentemente dal sesso. Chiunque si senta disapprovato, bullizzato. Una persona del genere più facilmente sarà portata a costruirsi delle sovrastrutture, a puntare sulla dialettica, sulla creatività, procurandosi quell’autorevolezza che fino a quel momento non le era consentita. Se ti senti lento, goffo, se non ti senti all’altezza dei canoni, va a finire che ti adatti o ti deprimi. Altre volte reagisci scrivendo oppure diventando un grande pianista, un politico. Sono rimasto sinceramente stupito dal fatto che la cosa sia stata letta in chiave sessista”. (La Repubblica)
“(…) Se fosse stato coinvolto Matteo Nucci (arrivato secondo, ndr) in questa polemica io non avrei voluto vincere speculando sulle disgrazie altrui…“. (Corriere della Sera)
“Quando ho avvertito il montare della marea, mi sono estraniato. Non ho seguito più niente, quindi non so se qualcosa di virtuoso sia stato detto o sia persino nato da quella discussione. Io so che avrei preferito che non ci fosse” (La Stampa)
“(…) Da ragazzo mi sentivo un corpo estraneo rispetto ai miei compagni. Non mi reputavo dotato di quella disinvoltura, di quella spigliatezza per cui c’era chi sapeva ballare, chi fumava, chi andava alle feste, chi aveva il motorino. Io andavo sempre a piedi, mi vestivo con le giacche smesse di mio nonno e di mio papà, mi sentivo un po’ goffo, un po’ brutto anatroccolo. Non so se questo poi abbia suscitato un mio investimento in direzione della creatività“. (La Repubblica)
Scopri il nostro canale Telegram
Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Michele Mari e Teresa Ciabatti (foto GettyEditorial)
Su I convitati di pietra e l’esperienza al Premio Strega
“Posso confermare senza dubbio che (I convitati di pietra, ndr) mi rappresenta meno. È un romanzo
basato su un’invenzione, uno scherzo, una trovata comicamente nera. Mi corrisponde per quel che riguarda la psicologia e la personalità di alcuni protagonisti. Però nell’insieme la vicenda mi rappresenta poco. Penso invece a libri come Leggenda privata o Verderame o Tu sanguinosa infanzia, dove io mi sono quasi confessato. Sono romanzi paragonabili ad autoritratti. I convitati di pietra non lo è, e non potrebbe esserlo. Ci sono trenta personaggi e io somiglio più al burattinaio che dall’alto li muove”. (Corriere della Sera)
Può interessarti anche
“Mi piace pensare che i libri possano vivere platonicamente in un mondo tutto loro, senza bisogno di spinte e macchine pubblicitarie. Però non è così, e lo Strega dimostra quanto ci sia bisogno di queste cose. Il confronto col destino del resto della mia produzione è impietoso: con gli altri miei titoli dopo qualche mese sono scomparso dalle librerie“. (Il Giornale)
“(…) provo un sentimento straniante, mi sembra che tutto stia capitando a un’altra persona che si chiama Michele Mari ma che non sono io. Immagino che tutto si appianerà quando stabiliremo che a vincere non sono stato io, ma il libro. Fino ad allora, temo che vivrò questa dissociazione. Allora, più che credere nella distinzione tra uomo e artista, semplicemente, la vivo”. (La Stampa)

Michele Mari e Matteo Nucci Premio Strega 2026 GettyEditorial
L’artista deve prendere posizione sull’attualità?
“Io non direi mai che un artista (o chiunque altro) non debba esprimersi, bensì che un artista, come chiunque altro, può non prendere posizione. E soprattutto penso che, se lo fa, debba farlo in quanto cittadino, non in quanto artista, proprio perché ritengo che essere un artista non comporti obbligo di esposizione. Se così fosse, alimenteremmo una concezione pedagogica dell’atto creativo che mi fa tremare“. (La Stampa)
Può interessarti anche

Sull’incapacità di ridere e sui traumi legati alla famiglia
“Sorrisi me li provoca sempre, ma anche malinconia e amarezza, Compagni di scuola di Verdone. Uno dei ‘testi’ ispiratori del romanzo insieme a tutta la tradizione che fa capo ad Agatha Christie, a partire da Dieci piccoli indiani“. (Il Giornale)
Può interessarti anche
“In Leggenda privata parlo molto del rapporto coi miei genitori. Non faccio sconti a nessuno e parlo di vicende pesanti che li hanno riguardati. E però ci sono alcuni episodi nella mia memoria che non ho avuto cuore di portare dentro la pagina: è una forma di autocensura. Per me e per la loro memoria, la loro immagine. Mi sono tenuto un 25% di segreti. Comunque io ho già detto moltissimo di me fin dal libro di esordio, Di bestia in bestia: contiene già in germe tutti gli altri miei libri e a saper leggere tra le righe, lì si coglie tutto della mia vita”. (Il Giornale)
“Credo che da parte mia ci sia a volte timidezza, imbarazzo, impaccio. Non essendomi allenato da bambino al sorriso, non ho sviluppato una mimica facciale sufficientemente sfumata e articolata. Diventato adulto, un tentativo di sorriso produce in me un risultato inevitabilmente falso, una sorta di ghigno, qualcosa di poco morbido”. (La Repubblica)
Scopri le nostre Newsletter
Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it
Nota finale: a proposito di rassegna stampa, consigliamo anche il profilo a cura di Francesco Longo su Rivista Studio su “Mari, il caratteraccio per eccellenza e il trionfo dello scrittore eccessivo, nei gusti letterari, nella lingua, nelle opinioni, nelle pubbliche uscite, nei litigi con i colleghi…”.
Fotografia header: Michele Mari vincitore Premio Strega 2026 (credit Musa)