Il personaggio – Un vasto catalogo autopubblicato, lettrici fedelissime e un nuovo romanzo in libreria per Mondadori, “Una zitella d’oro”: Rebecca Quasi è tra le autrici che incarnano l’evoluzione del romance in Italia. Pseudonimo di una maestra emiliana, in questa intervista per ilLibraio.it riflette sulle dinamiche del self-publishing, trainate dalla “corrente generata dal passaparola”, che considera il vero motore della fortuna di un libro. Tra riflessioni sul mercato editoriale e sulle “splendide cornici” storiche dei suoi romanzi, si arriva al cuore di ogni sua storia: “L’amore è il sentimento più potente che sperimentiamo”

È un nome che molte lettrici conoscono da anni, attraverso circuiti diversi da quelli tradizionali, ma non per questo meno capillari. Stiamo parlando di Rebecca Quasi, pseudonimo di una maestra di scuola primaria emiliana, laureata in Filosofia, sposata e madre di tre figlie, che quest’estate arriva in libreria per Mondadori con Una zitella d’oro, il suo primo romanzo per la casa editrice di Segrate, dopo un catalogo autopubblicato ormai vastissimo e, qualche mese prima, il debutto per un altro editore “tradizionale”, Giunti, con il cozy crime Il morto al primo piano – E altre grane condominiali.

Non è un caso isolato, quello che succede a Rebecca Quasi: un percorso che parte dal self-publishing e approda poi ai piccoli e ai grandi marchi. È una traiettoria che negli ultimi anni ha attraversato più di un’autrice italiana di romance, con esiti ogni volta diversi, a volte stabili, a volte no.

L’ascesa del romance in Italia e le sue protagoniste, spesso partite da Wattpad e dal self-publishing

Felicia Kingsley nella foto di Yuma Martellanz

Felicia Kingsley nella foto di Yuma Martellanz

Dati alla mano, il romance in Italia continua a crescere nelle vendite (+20,3% nell’ultimo anno). Un’ascesa che abbiamo raccontato dalla pandemia alle ultime settimane, trainata dalle librerie, dai festival dedicati e da piattaforme come TikTok e Instagram.

Questo fenomeno prospera nel self-publishing e su Wattpad (caratterizzato dalla pubblicazione a puntate): spazi dove le storie possono circolare e incontrare chi legge senza filtri o barriere all’ingresso. Eppure, il passaggio da un alto numero di letture online gratuite alle vendite effettive in libreria non è un’equazione scontata.

I casi virtuosi, però, non mancano di certo: numerose autrici italiane – spesso accomunate dall’uso di uno pseudonimo – sono partite proprio da Wattpad o dall’autopubblicazione, per poi entrare stabilmente nel catalogo di case editrici come Magazzini Salani, Newton Compton, Sperling & Kupfer e Mondadori, o in nuove collane dedicate. Tra gli esempi di maggior successo ricordiamo Felicia Kingsley (Newton Compton) ed Erin Doom, autrice del bestseller Fabbricante di lacrime (Magazzini Salani).

Cover del romanzo Una zitella d'oro di Rebecca Quasi

Il “potere del passaparola”

Da Didattica del sesso per gufi e zanzare a Dita come farfalle, passando per Cucito addosso, La governante, Entropia, e moltissimi altri: la produzione di Rebecca Quasi è ricca di titoli che collezionano migliaia di recensioni nei negozi online. Scorrendo questi commenti, si nota come i lettori definiscano la sua voce “unica”, “riconoscibile”, “leggera, frizzante e ironica”, animata da “personaggi tenaci” e da un “lessico che ammalia”. È proprio questa impronta stilistica a fidelizzare il pubblico, spingendolo a tornare per leggere e rileggere le sue storie.

Si tratta per lo più di romance, il suo genere d’elezione, declinato di volta in volta in commedie romantiche, drammi sentimentali e narrazioni d’ambientazione storica.

Un catalogo così ampio, costruito quasi interamente fuori dai riflettori dell’editoria tradizionale, non cresce per caso. Ha un motore preciso, e l’autrice, intervistata da ilLibraio.it, lo chiama con il suo nome esatto: “È il potere del passaparola. Lo considero il più formidabile strumento promozionale, più efficace dei social, dei blog e delle recensioni. Certo, anche questi elementi contribuiscono a creare la rete di lettori e delle lettrici, ma l’invisibile e sotterranea corrente generata dal passaparola è la locomotiva della diffusione”.

Un po’ come accaduto per tante firme amate del self, lanciarsi nel mondo inesplorato dell’autopubblicazione è stato un esperimento.

Il primo romanzo non doveva vendere, doveva testare il terreno, pubblicato tramite Streetlib gratuitamente per un anno in tutti gli store digitali, “per capire se qualcuno lo avrebbe trovato interessante“. Solo dopo sono arrivati i titoli a 0,99 euro, il prezzo che ha permesso ai romanzi successivi di essere scaricati, letti, e infine di entrare nel “virtuoso circuito del passaparola”.

Il morto al primo piano. E altre grane condominiali

“Clic, si esce!” vs “Cura e consapevolezza”

Del primo clic, quello che nel 2016 l’ha resa autrice indipendente, Rebecca Quasi parla ancora oggi come di un azzardo ponderato: un salto nel vuoto che si è sentita di osare proprio perché era da sola, senza nessuno a cui rendere conto dei tempi o delle scelte. È lì che ha imparato a muoversi nel self-publishing, ad appoggiarsi a un editor quando serviva, godendosi “il privilegio e la vertigine” di una libertà totale: “L’autopubblicazione consente di uscire in qualsiasi momento, anche quando non è il momento, non impone calcoli, strategie, valutazioni di nessun genere. Il libro è pronto? Allora clic, si esce“.

 Didattica del sesso per gufi e zanzare Rebecca Quasi

Un autore indipendente arriva solo fino a un certo punto

Eppure, quella stessa libertà, ammette senza remore, ha anche un limite fisiologico. Un autore indipendente arriva solo fino a un certo punto: ci sono esperienze che difficilmente può permettersi da solo, ed è lì che entra in gioco l’incontro con le case editrici: “Mondadori mi ha permesso di affinare gli strumenti di lavoro, di operare con minuziosità e rigore, di cesellare ogni dettaglio. Se da un lato la collaborazione con un editore può sacrificare la libertà, dall’altro aumenta la cura e la consapevolezza che l’autore stesso acquisisce sul proprio testo”.

Due economie diverse della scrittura, due strade che a volte procedono parallele: è forse per questo che alcune autrici del rosa italiano scelgono consapevolmente di mantenere un piede nel self-publishing pur pubblicando con case editrici (come raccontavamo già nel 2023 in un reportage su una delle prime edizioni del Festival del Romance).

Della propria traiettoria, del resto, Rebecca Quasi è la prima a meravigliarsi. Fino a dieci anni fa non sapeva nemmeno che ci si potesse autopubblicare: l’ha scoperto per caso, leggendo il libro di un’altra autrice indipendente. Scriveva però da sempre: “La scrittura mi tiene buona compagnia. Provare ad autopubblicarmi è stato un esperimento, ‘un vedere l’effetto che fa’. Agli editori non pensavo nemmeno lontanamente. A dire il vero, all’inizio, non immaginavo nemmeno che avrei avuto dei lettori“.

Sul futuro non si sbilancia più di tanto, ha “centrato un momento molto singolare” per entrare in un settore che la affascina, e si augura soltanto di avere ancora tante storie da raccontare.

Dita come farfalle Rebecca Quasi

Romance: “solo ciò che evolve, resiste”

Intanto, le narrazioni da cui si sente più rappresentata (e divertita) sono quelle dalle atmosfere antiche e sognanti, caratterizzate da dialoghi arguti e da un fraseggio elegante, proprio come la sua nuova uscita: “Il romance storico è decisamente la mia cup of tea. Ma sono consapevole che si tratti di una ‘splendida cornice‘, perché dietro ogni tazzina di tè, ogni colletto perfettamente inamidato, ogni paesaggio bucolico e carrozza sontuosamente rivestita di velluto, c’è una realtà ben più misera che i romance storici spesso non menzionano“.

La protagonista del nuovo romanzo

Tornando al suo nuovo romanzo, Una zitella d’oro, ci troviamo, come detto, nel territorio del Regency. Al centro della storia c’è Cecily Higgins, giovane donna che affronta il mercato matrimoniale della sua epoca diversamente dalle sue coetanee: senza un patrimonio da esibire né un cognome che le apra le porte giuste, decide che tanto vale giocarsela con metodo e freddezza.

Il piano tiene fino a quando non interviene lui: il duca di Wessex, che sbaraglia le carte in tavola e che, come nei migliori romance (e nelle migliori storie d’amore della vita), mette in discussione tutto, portando a effetti inaspettati anche a distanza di tempo, quando i due si rincontrano.

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Cecily si allontana volutamente dalle eroine mosse da sole velleità romantiche, un distacco che l’autrice rivendica con orgoglio. Il pregio del romance storico, per lei, sta proprio nella possibilità di osservare attraverso il passato le conquiste sociali che oggi diamo per scontate: “È proprio la distanza storica a permetterci di riflettere su quanto sia cambiata, per esempio, la condizione femminile, e su quanto, invece, resti ancora da conquistare. Un personaggio che sfida le regole della propria epoca“, racconta, “si ammanta di un fascino più potente, per quanto meno realistico”.

Cecily nasce esattamente da questo equilibrio: vive come una donna dell’Ottocento, ne conosce i limiti, ma matura un modo di desiderare che parla anche a chi la legge oggi. Su questo scarto tra pensiero e convenzioni d’epoca, che spesso si diverte a portare all’estremo, Quasi sa di essere tra le più spregiudicate del suo giro: “Con Amalia Frontali, Barbara Morini e Fleur Du Mar (altre autrici romance, ndr), discuto spesso su dove tracciare il confine, ma sono la prima ad ammettere di essere quella che tende sempre a spingersi oltre, convinta che sia proprio quella tensione tra fedeltà storica e sensibilità contemporanea a rendere il genere così vivo”.

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