“A Temptation Island, che ogni estate coinvolge milioni di spettatori, anche giovanissimi, ho visto minacce vendute come prove d’amore, controlli chiamati attenzioni e insicurezze scambiate per gelosia…”. Per Enrico Galiano, il discusso programma, “visto in classe nel modo giusto, potrebbe diventare un materiale didattico clamoroso. Non per ridere dei protagonisti, non per fare la morale da divano, non per sentirci migliori di loro. Ma per allenare uno sguardo. Per imparare a distinguere un conflitto da una prevaricazione. Una discussione da una manipolazione. La cura dal controllo. La passione dal possesso…”. E no, non si tratta di “una provocazione da caldo estivo”… – La riflessione dell’insegnante e scrittore

Dovremmo far vedere Temptation Island nelle scuole.

Lo so: scritta così sembra una di quelle frasi che ti escono dopo tre giorni di anticiclone africano, senza condizionatore. Però proviamo a prenderla sul serio per un minuto.

Ogni estate milioni di persone si mettono davanti alla tv per seguire coppie che, almeno in teoria, dovrebbero capire se il loro amore è ancora in piedi. In pratica, spesso, è più che altro una gara a chi è più trash, chi più cringe o chi più semplicemente irricevibile. E non stiamo parlando di una nicchia, di un programma visto da quattro gatti insonni alle due di notte: parliamo di numeri enormi.

Le ultime edizioni si sono mosse intorno ai quattro milioni di spettatori a puntata, con picchi oltre i quattro milioni e mezzo. E tra i giovani, lo share sale ancora di più.

Allora la domanda, forse, è meno assurda di quanto sembri: davvero vogliamo che tutti guardino quelle scene senza che nessuno aiuti a decifrarle? Davvero vogliamo lasciare che passino così, come semplice intrattenimento, come “trash”, come roba da commentare ridendo su X o nelle chat degli amici?

Perché lì dentro, a voler guardare bene, c’è un catalogo sterminato di tutto quello che in una relazione dovrebbe far scattare un allarme.

A Temptation Island ho visto uomini minacciare altri uomini perché avevano osato avvicinarsi alla loro donna. Dove “loro” non era un aggettivo di relazione, ma di possesso.

Ho visto donne controllare le chat del compagno e poi raccontarlo come fosse una normale pratica di coppia, tipo decidere cosa ordinare per cena.

Ho visto persone pronunciare “io sono fatto così” per spiegare l’inspiegabile: le urla, le scenate, le umiliazioni, i ricatti emotivi, i piccoli abusi quotidiani travestiti da carattere.

Ho visto minacce vendute come prove d’amore.

Ho visto controlli chiamati attenzioni.

Ho visto insicurezze scambiate per gelosia.

E ogni volta ho pensato la stessa cosa: questa scena, fermata al momento giusto, spiegata bene, varrebbe più di dieci slide sulle relazioni tossiche.

Basterebbe un adulto capace di premere pausa e chiedere: ragazzi, cosa sta succedendo qui? Chi sta decidendo per chi? Chi sta togliendo spazio all’altro? Dove finisce la paura di perdere una persona e dove comincia il bisogno di possederla?

Per questo no, la mia non è solo una provocazione da caldo estivo.

Temptation Island, visto in classe nel modo giusto, potrebbe diventare un materiale didattico clamoroso. Non per ridere dei protagonisti, non per fare la morale da divano, non per sentirci migliori di loro. Ma per allenare uno sguardo.

Per imparare a distinguere un conflitto da una prevaricazione. Una discussione da una manipolazione. La cura dal controllo. La passione dal possesso.

Perché le red flag, prima di diventare una formula buona per i reel virali, sono segnali. E imparare a riconoscerli in tempo può evitare grandi tranvate sentimentali. A volte anche qualcosa di molto più serio.

E forse la scuola dovrebbe occuparsi anche di questo: dell’analisi logica delle frasi, sì, ma anche della logica che certe frasi si portano dietro. Perché a volte basta un “Lo faccio perché ti amo troppo” per capire che lì, il verbo non è al posto giusto, e soprattutto che il soggetto è quello sbagliato.

L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.

Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo feliciTutta la vita che vuoiFelici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande. Con Salani, Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti.

Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato, sempre con Salani, il secondo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa. Il suo ultimo libro, il romanzo Il cuore non va a dormire, è pubblicato da Einaudi Stile Libero.

Qui è possibile leggere tutti gli articoli scritti da Galiano per il nostro sito, con cui collabora con costanza da diversi anni (anche con dei video per Instagram e TikTok).

Iscrizione a Il Libraio Scuola
Una nuova newsletter sul mondo della scuola

Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.

Iscriviti ora a Il Libraio Scuola Iscriviti ora a Il Libraio Scuola!

Abbiamo parlato di...