Dai romanzi rosa ottocenteschi al romance contemporaneo: una storia d’amore, stereotipi e mercato editoriale. Su ilLibraio.it un approfondimento, perfetto anche in vista di San Valentino, sul genere nato all’inizio del Novecento, che ha conquistato e continua a conquistare lettrici (e lettori) di ogni età…

Al giorno d’oggi, e ormai da diversi anni, spesso quando si parla di “amore in letteratura” si pensa subito al genere del romance. Romanzi italiani e stranieri in cui l’amore viene raccontato in molte, forse tutte, le sue sfaccettature seguendo i cosiddetti tropes, trasformandosi in film e serie tv e trovando moltissimo successo sui social e in eventi dal vivo.

Ora, come si vede dai diversi articoli di seguito citati (in un box dedicato per ogni lettore e lettrice che vuole approfondire o scoprire il tema) il genere romance ha molto spazio nel mondo dei libri. Ma non possiamo dimenticare il passato e la tradizione. 

E visto che San Valentino, il giorno degli innamorati, si avvicina ripercorriamo la storia del romanzo rosa: un genere letterario d’intrattenimento che si è sviluppano negli anni ’30 del ‘900 in Italia.

Tra i romanzi che hanno fatto fortuna nel secolo scorso, troviamo storie romantiche e leggere, pensate per conquistare l’interesse delle lettrici dell’epoca.

Per approfondire la storia dei generi letterari, tra romance, romanzi d’amore e rosa…

 

Indice

Romanzo rosa: significato e origine

Partiamo dal nome di questo genere ancora oggi presente in libreria (sebbene si sia evoluto). Al contrario di quello che è accaduto con il giallo, la cui origine è certamente connessa alla collana Mondadori, il significato di romanzo rosa è un pochino meno chiaro.

È facile però intravedere una connessione tra il nome e alcune delle prime collane che hanno raccolto romanzi di questo genere. Da un lato I romanzi della Rosa, caratterizzati dalla delicata collana color cipria, e dall’altro La Biblioteca delle signorine, con le sue copertine rosa Salani (casa editrice che creò entrambe le collane).

Qualsiasi sia il significato originale, tra le collane più importanti del romanzo rosa non possiamo dimenticare Harmony, nata negli anni ’80 la collaborazione tra la casa editrice canadese Harlequin e la Mondadori.

La struttura dei romanzi rosa: elementi ricorrenti

Spesso il romanzo rosa viene accostato alla fiaba e allo schema narrativo individuato da Vladimir Propp (linguista russo celebre per aver analizzato la struttura di molte fiabe russe). Il parallelismo nasce da una struttura riconoscibile, che soprattutto nei testi di inizio ‘900 si basava su ruoli e passaggi ben definiti, poi rielaborati nel tempo dal genere.

Al centro della narrazione c’è quasi sempre un conflitto relazionale, legato alla difficoltà – almeno iniziale – dei protagonisti di stare insieme. Gli ostacoli possono assumere forme diverse: relazioni già esistenti, incomprensioni, vincoli sociali, oppure la presenza di una figura che ostacola l’unione. In molti casi, più che un antagonista vero e proprio, è il contesto o il percorso personale dei personaggi a determinare la separazione.

Il lieto fine resta un elemento caratterizzante del romanzo rosa, inteso come approdo del percorso narrativo. Non si tratta solo della risoluzione della trama, ma del punto in cui i protagonisti arrivano dopo un processo di cambiamento e consapevolezza.

Il cuore del genere rimane il sentimento amoroso, raccontato nelle sue sfumature emotive e psicologiche. È su questo piano che il romanzo rosa costruisce la propria identità, privilegiando l’esperienza interiore dei personaggi e il modo in cui le relazioni prendono forma nel tempo.

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Le autrici che hanno definito il genere

Descritte l’origine del romanzo rosa e le sue caratteristiche principali, è utile soffermarsi su alcune delle scrittrici che hanno contribuito in modo decisivo alla fortuna del genere in Italia, rendendolo riconoscibile e popolare presso un pubblico sempre più ampio.

Un ruolo centrale spetta a Liala (1897-1995), il cui esordio con Signorsì nel 1931 segna l’inizio di una lunga stagione di successo. Il suo nome d’arte, pensato da Gabriele D’Annunzio, accompagna una produzione che consolida un modello narrativo sentimentale destinato a diventare un punto di riferimento per il romanzo rosa del ‘900.

copertina di Signorsì di Liala

Accanto a lei si colloca Carolina Invernizio (1851-1916), autrice estremamente prolifica, con oltre cento romanzi pubblicati, capace di sperimentare e di mescolare elementi melodrammatici e sentimentali in una narrativa pensata per un vasto pubblico.

Già tra ‘800 e ‘900, figure come Matilde Serao (1856-1927), scrittrice e giornalista, portano nel racconto una forte attenzione alla realtà sociale, mentre Neera (1846-1918), pseudonimo di Anna Maria Zuccari, si distingue per la capacità di raccontare la condizione femminile e il mondo interiore delle sue protagoniste.

Completano questo panorama Marchesa Colombi (1840-1920), nota soprattutto per Un matrimonio in provincia, opera riscoperta in seguito da Natalia Ginzburg, e Contessa Lara (1849-1896), autrice di prosa e poesia, che contribuì alla costruzione di un immaginario sentimentale vario e articolato.

copertina di Un matrimonio in provincia di Marchesa Colombi

Le molte sfumature del romanzo rosa

Nel corso del ‘900 il romanzo rosa attraversa una profonda trasformazione, riflettendo i mutamenti socioculturali legati alla femminilità, alla sessualità e ai modelli di comportamento.

Accanto a una linea più tradizionale – rappresentata in modo emblematico dai libri di Liala, con storie incentrate sul conflitto tra uomo e donna e su una funzione prevalentemente evasiva – emergono altre declinazioni. Con Mura si afferma un rosa più trasgressivo, mentre autrici come Luciana Peverelli e Brunella Gasperini avvicinano il genere al romanzo di formazione, dando maggiore spazio alla crescita personale e all’esperienza interiore delle protagoniste.

Queste diverse modalità narrative non modificano la struttura portante del romanzo rosa, che rimane riconoscibile, ma ne ampliano temi e prospettive. Anche sul piano stilistico il genere conserva alcuni tratti ricorrenti: una lingua volutamente poco realistica nella scelta dei sinonimi, una forte attenzione al dettaglio descrittivo, l’uso frequente di metafore e similitudini e una sintassi prevalentemente paratattica.

grafico storia del romanzo rosa

Un genere leggero? Storia di un pregiudizio

“Una volta ho raccontato la storia di un ragazzo povero, figlio di un casellante, mi è arrivato un diluvio di lettere di protesta: Liala non ci parlare di tristezze quotidiane, che purtroppo già le conosciamo“.

Come emerge da questa testimonianza, il genere rosa nasce – ieri come oggi – con una precisa funzione evasiva. Non sorprende, quindi, che i primi testi del genere prediligano ambientazioni aristocratiche, atmosfere sospese e una rappresentazione della realtà filtrata, talvolta volutamente distante dall’esperienza comune. Anche la lingua contribuisce a questo effetto, a partire dai nomi delle protagoniste, spesso dal suono fiabesco.

Queste caratteristiche hanno favorito, nel tempo, la nascita di commenti riduttivi e di giudizi superficiali sul romanzo rosa. Eppure, tanto nei classici di inizio ‘900 quanto nel romance contemporaneo, ritroviamo il racconto di conflitti sociali e sfide personali a fianco di un lieto fine e della celebrazione dell’amore.

Il romanzo rosa oggi: tra chick lit e romance

Frizzanti e pienamente inseriti nel panorama contemporaneo, i romanzi rosa di oggi presentano caratteristiche diverse rispetto a quelli del passato. La produzione attuale mostra una varietà di proposte, con sperimentazioni e riletture del genere che nascono dall’incontro tra il racconto sentimentale e altri filoni narrativi: dal mistero al fantastico, fino a sconfinamenti nella narrativa più letteraria.

In questo contesto, i confini tra i generi risultano meno rigidi rispetto al passato. Pur restando riconoscibili alcuni elementi stilistici e tematici ricorrenti, il romanzo rosa si muove con maggiore libertà, adattandosi a linguaggi, ambientazioni e strutture differenti.

Un passaggio significativo di questa evoluzione è rappresentato dalla chick lit, caratterizzata da un romanticismo più ironico e consapevole. A partire dal successo di Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding, questo filone si distingue per protagoniste alle prese non solo con la sfera sentimentale, ma anche con il lavoro e la vita quotidiana, in un percorso che mira alla realizzazione personale, come accade anche in titoli come Il diavolo veste Prada.

Negli ultimi anni, numerosi romance contemporanei hanno trovato ampia visibilità sui social network, contribuendo alla diffusione di titoli che, in seguito, sono entrati stabilmente nelle classifiche di vendita. In questo scenario si affermano anche in Italia autrici di grande rilievo come, per fare due esempi non a caso, Erin Doom e Felicia Kingsley, capaci di intercettare un pubblico vasto e trasversale.

Il successo del romance ha riportato il racconto amoroso al centro dell’attenzione editoriale e mediatica, sfidando l’idea che si tratti di un genere di serie B o un guilty pleasure. I romanzi sentimentali contemporanei, eredi del romanzo rosa del Novecento, continuano a esplorare l’amore declinandolo in forme diverse: accanto a storie realistiche emergono narrazioni con elementi fantastici, come nel romantasy, o con atmosfere più cupe e conflittuali, proprie del dark romance.

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