Autrici e autori celebri hanno riempito le loro opere di ricette prelibate: anche i libri, in fondo, possono far venire molta fame. Dal momento che sotto le feste il pensiero delle cene tra amici diventa una felice ossessione, vi proponiamo una selezione di pietanze altamente letterarie...

Sui libri si spargono calde lacrime e a volte si ride fino a tenersi la pancia, ma più spesso di quello che si possa pensare i libri fanno venire anche molta fame. Autrici e autori celebri hanno riempito le loro opere di ricette prelibate, a volte accennando di sfuggita a un pasto frugale, altre descrivendo sontuosamente dei veri e propri banchetti: chi non vorrebbe passare il primo settembre a Hogwarts, con i vassoi che si riempiono da soli di burrosissime patate al forno? Chi non ha mai voluto perdersi dentro la fabbrica di cioccolato di Willy Wonka, e mangiare tutte le delizie che poteva gustarsi Charlie – zuppa di cavolo a parte?

Sotto le feste il pensiero delle cene tra amici diventa una felice ossessione: e come viene spesso ricordato, Virginia Woolf disse una volta che non si può pensare bene, parlare bene se non si è mangiato bene.

Fatte queste premesse, qui di seguito vi proponiamo una selezione di pietanze altamente letterarie, per una cena natalizia che non solo soddisfi, ma porti anche a leggere bene.

Per prima cosa, si accolgono gli ospiti con un aperitivo: i più infreddoliti potrebbero buttarsi con piacere su una Burrobirra, la celebre bevanda leggermente alcolica servita nel pub I Tre Manici di Scopa. Vagheggiata dalle lettrici e dai lettori, con quel nome goloso che fa pensare a cioccolate calde ricoperte di panna, vin brulé e sidro di mele, è possibile assaggiarla sia ai Warner Bros. Studios sia al parco a tema in Florida The Wizarding World of Harry Potter, in versione analcolica.

Gli ingredienti sono tipicamente anglosassoni: butterscotch – una sorta di sciroppo a base di zucchero di canna e burro -, latte condensato, cream soda – una bibita gasata aromatizzata alla vaniglia -, rum per gli adulti.

Il risultato finale è incredibilmente simile al sapore delle caramelle Rossana. Un bibitone così, ricoperto per giunta di panna montata, potrebbe bastare da solo come cena. Per stuzzicare l’appetito, invece, la scelta più consona è l’intramontabile Vesper Martini, il prediletto di James Bond.

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Inventato da Ian Fleming in Casino Royale, e così chiamato in onore di Vesper Lynd, l’agente che affianca 007 nella prima missione della saga, è composto da tre parti di gin, una di vodka, mezza parte di Lillet Blanc e scorza di limone. E, soprattutto, va “agitato, non mescolato”. L’omaggio di Bond all’amata Vesper ha così attraversato indenne le numerose avventure dall’agente di Sua Maestà, aggiungendosi alla schiera di cocktail iconici a cui appartengono anche il mohito che Hemingway beveva alla Bodeguita del Medio e il White Russian del Grande Lebowski.

Gli snack che accompagnano l’aperitivo hanno l’arduo compito di portare avanti la conversazione. Un’ironica trovata sono i pickled limes tanto di moda alla scuola di Amy March, e che causeranno una brutta umiliazione alla più giovane delle Piccole donne, che proverà a introdurli di contrabbando in classe. Apprezzati in America in un dato periodo storico, questi lime sottaceto sono invece sconosciuti in Italia, probabilmente per ottime ragioni, e negli anni le traduzioni si sono sbizzarite: da cetrioli in salsa piccante, a olive in salamoia, il misterioso spuntino proibito dall’insegnante di Amy è rimasto un’incognita per le lettrici e i lettori, fino addirittura a diventare semplici lecca-lecca o caramelle. Questa varietà ha portato a grossi fraintendimenti, e del resto non era immediato capire come mai si dovessero succhiare con gusto delle olive invece di mangiarle, o come facesse Amy a nascondere sotto il banco una ventina di cetrioli. Per non parlare delle contusioni che dovrebbero aver riportato gli scolari in strada, che se li vedono piovere sulla testa quando la giovane March viene costretta dal professore a buttarli via.

Per non disgustare gli ospiti, specialmente quelli che si sono già stomacati con la Burrobirra, si possono offrire un po’ di lupini, che tante disgrazie portarono alla famiglia dei Malavoglia. Prima di servirli sarebbe il caso di capire esattamente di cosa si tratta: Giovanni Verga non dà particolari indizi sulla natura del sfortunatissimo carico della Provvidenza, e se l’idea generale è che siano i legumi gialli che spesso si possono trovare alle sagre di paese, serpeggia il dubbio che siano in effetti – essendo Aci Trezza sul mare – una specie di vongole. In tal caso, prenderle avariate dallo zio Crocifisso, come avviene nel romanzo, sarebbe stata un’azione decisamente irresponsabile.

Il piatto principale non ha bisogno di altre introduzioni: il timballo di maccheroni che il principe Fabrizio Salina fa servire ai suoi ospiti nel Gattopardo rimane una ricetta letteraria imbattibile. La sua descrizione è in grado di scatenare la stessa acquolina decennio dopo decennio: “L’oro brunito dell’involucro, la fraganza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti, cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio”. Curioso mix di dolce e salato, probabilmente con la crema pasticcera al posto della besciamella, e racchiuso dentro uno scrigno di pasta frolla come si usava all’epoca, questo timballo non solo fa cadere la mascella del lettore, ma anche quella del giovane Tancredi, nipote del principe, che proprio durante quel pranzo conosce Angelica Sedara, la figlia del sindaco di Donnafugata. La nuova borghesia, che si è arricchita con gli affari ed è priva di titoli nobiliari, siede alla tavola crepuscolare degli aristocratici, e con sano appetito si getta sul pasticcio di maccheroni e sul resto della Storia.

Dopo una portata del genere proseguire è quasi impossibile, meglio passare al caffè e ai dolci, magari proprio quelle delizie Wonka che riempiono le pagine della Fabbrica di cioccolato, facendo soffrire generazioni di bambini con la dispensa delle merendine tenuta sotto chiave. E chissà che non cambino la vita di qualcuno, come succede a Charlie che grazie al biglietto d’oro nella tavoletta di Cioccocremolato Tripla Delizia può lasciare per un giorno la baracca dove vive con i genitori e i nonni e la zuppa di cavolo. Dopo l’uscita del primo film, nel 1971, sono stati davvero messi sul mercato i dolciumi Wonka, ispirati alle invenzioni di Roald Dahl: Wacky Wafer, Laffy Taffy, Tart ‘n’ Tinys e l’Everlasting Chew, sperando con quest’ultimo di non fare la fine di Violet Beauregard. Del resto, la rete è piena di articoli sulle ricette che l’autore inglese amava inserire nei suoi romanzi, comprese quelle più rivoltanti.

Sul vassoio del caffè non possono mancare nemmeno delle evocative madeleine, anche se è meglio tenerle lontane dagli ospiti più prolissi. All’inizio della Ricerca del tempo perduto di Proust, l’assaggio di un pezzetto di questo dolce a forma di conchiglia inzuppato nel té porta Marcel a ricordare l’infanzia a Combray, quando la zia Léonie gliele offriva insieme alla tisana al tiglio: in quella tazza di tè bevuta in un freddo pomeriggio della sua vita adulta riprendono forma i giardini del paesino dove passava le vacanze, le fontane, le chiese, il signor Swann e la sua folle passione per Odette de Crecy, preambolo dell’ancora più folle passione che il protagonista proverà verso l’amata Albertine. Più leggere di un plumcake, le madeleine si prestano ottimamente ad accompagnare una bevanda calda, e alzano il tono della conversazione non di poco.

Alla spicciolata gli amici abbandonano il banchetto; rimangono i piatti sporchi e i cucchiaini da caffè con cui i tanti, buoni, J. Alfred Prufrock di questo mondo hanno misurato la loro vita. Il giorno dopo non si può più strafare così, bisogna mettersi in riga, sbattendo un paio di uova per un pasto frugale. Un’omelette alle erbe aromatiche e un bicchiere di limonata saranno più che sufficienti, anzi, di più, saranno di ispirazione: sono una vera e propria spinta al movimento, sostiene Pereira.

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