La letteratura del passato e del presente è ricca di pseudonimi e nomi fittizi: alcuni sono diventati così celebri da oscurare il vero nome, mentre altri sono accompagnati da virtuose storie di ribellione. Ripercorriamo alcuni degli pseudonimi più celebri della storia, tra identità parallele, “prestanomi” diventati leggenda e autori in incognito che ancora oggi nascondono fitti misteri. Da Charlotte Brontë a Elena Ferrante, passando per B. Traven e…

La letteratura è da sempre costellata di autori e autrici che hanno scelto di nascondere – per un motivo o per l’altro – la propria identità dietro a un nome fittizio, uno pseudonimo letterario. Dei “nickname prima dei nickname” che hanno alimentato la fitta coltre di mistero (e interesse) nei confronti delle figure in questione e dei loro libri.

Le motivazioni dietro questa scelta sono sfaccettate, complesse: dall’ovvio desiderio di privacy alla più indomita volontà di combattere pregiudizi sociali o di genere, fino alla necessità di creare da zero una nuova identità letteraria per esplorare generi e stili differenti (o, come vedremo, per vincere nuovamente lo stesso premio letterario…).

Alcuni pseudonimi sono diventati così celebri da “oscurare il vero nome dell’autore (come nel caso di George Eliot, pseudonimo di Mary Anne Evans), mentre alcune maschere sono state “travolte” dal grande successo dei loro indossatori (da Mary Westmacott, pseudonimo di Agatha Christie, a A. M. Barnard e Flora Fairfield, prestanomi di Louisa May Alcott). Altri ancora – ai quali è ancora oggi impossibile affibbiare con certezza una “carta d’identità” – nascondono al loro interno virtuose storie di ribellione (che sono a loro volta racconti degni del miglior adattamento cinematografico o del più agognato premio).

Una pratica tutt’altro che “datata”, presente ancora oggi in diverse forme e in certi casi intrecciata indissolubilmente a interi filoni narrativi: un caso esemplare è quello del romance, genere che sta vivendo un grande successo e in cui molte autrici italiane di successo (basti pensare a Felicia KingsleyErin Doom, ma i casi sono innumerevoli) utilizzano spesso e volentieri uno pseudonimo per debuttare, in molti casi partendo dal self-publishing.

In questo percorso (che non ha la pretesa di essere esaustivo e di trattare tutti gli pseudonimi letterari) ci addentriamo tra gli autori e le autrici che – anche grazie ai loro pseudonimi – hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura, valicando il labile confine tra realtà e finzione e diventando essi stessi protagonisti di intriganti retroscena.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

B. TRAVEN

La nave morta di Traven, scrittore sotto pseudonimo

Iniziamo questa rassegna con B. Traven, pseudonimo letterario di uno scrittore attivo nella prima metà del Novecento. Un autore di cui ancora oggi si ignora l’identità, complice la sua tenace battaglia per dissimularla: “Faccia il favore, tolga di mezzo quel dannato ‘misterioso’ se cita il mio nome o il mio lavoro. Non c’è nessun mistero in me […] Non c’è gioia e soddisfazione maggiore per me che essere sconosciuto come scrittore quando incontro una persona o vado in un posto. Soltanto in questo modo posso essere me stesso e non essere costretto a recitare“.

Autore di dodici romanzi, di numerosi racconti e di reportage (tutti presumibilmente in lingua tedesca, data l’intermediazione dell’editore e della traduttrice), il nome dietro B. Traven è ancora oggi oggetto di (più o meno pittoresche) speculazioni: da Ret Marut – attore teatrale tedesco dal sangue anarchico – al sindacalista Otto Feige, passando per l’attivista politico comunista Linn Gale o il fotografo Berick Traven Torsvan. Un intrigante mistero quello che circonda la sua identità, tanto da essere utilizzato come ispirazione per l’architettura dello sperimentale romanzo S. La nave di Teseo (Rizzoli, traduzione di E. Budetta) di J. J. Abrams e Doug Dorst.

Una cosa, però, è certa: Traven ha vissuto per anni in Messico, dove sono ambientate molte delle sue opere narrative (di cui riportiamo qui sopra La nave morta, kafkiano romanzo edito nel 2023 da WoM Edizioni con la traduzione di Matteo Pinna). Delle opere che, grazie al loro carattere spiccatamente oscuro e ribelle, hanno conquistato i cuori di numerosi lettori e lettrici, tra cui figura anche il noto fisico Albert Einstein, assiduo “frequentatore” degli avventurosi mondi creati dallo scrittore senza volto…

Può interessarti anche

M. AGEEV

Romanzo con cocaina di M. Ageev, scrittore con pseudonimo

Da uno scrittore ignoto e dal nome puntato a un altro. Ci troviamo a Parigi, nel 1934, quando nella redazione della rivista Čisla giunge un plico contenente un manoscritto. Il titolo? Romanzo con cocaina (qui riportato nell’edizione GOG del 2020, con la traduzione di Vittorio Bonino). L’autore, che si firma M. Ageev, non aggiunge altro…

Questa la genesi di un testo “venuto dal nulla”, pubblicato prima a puntate dalla rivista e poi integralmente dall’editore francese Belfond nel 1983. Quanto all’autore, secondo la curatrice della versione francese Lydia Chweitzer, Ageev era ebreo e aveva lasciato la Russia dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Molti lettori, invece, attribuirono il libro a un giovane Nabokov (che poi smentì).

Ma la realtà è che non ci sono informazioni certe dietro a questo nome, e il suo Romanzo con cocaina – che racconta le vicende di un protagonista votato all’autodistruzione nonostante ambisca alla redenzione – rimane un grande enigma della letteratura.

ELENA FERRANTE

La copertina del bestseller di Elena Ferrante, L'amica geniale

In certi casi uno scrittore senza nome può addirittura dar vita a bestseller di fama mondiale. O meglio, una scrittrice. Parliamo infatti di Elena Ferrante, pseudonimo della (presunta) autrice italiana inserita nel 2016 dal settimanale statunitense Time nella lista delle 100 persone più influenti al mondo.

Grazie al successo del romanzo L’amica geniale (edizioni e/o, 2011), Ferrante ha infatti raggiunto lettrici e lettori anche fuori dall’Italia, in particolare negli Stati Uniti (anche in versione serie tv). Non a caso al primo posto della classifica dei 100 migliori libri del 21esimo secolo del The New York Times c’è proprio L’amica geniale (romanzo “accompagnato” in classifica da altri due libri dell’autrice: I giorni dell’abbandono e La storia della bambina perduta).

L’ultimo romanzo firmato Ferrante, La vita bugiarda degli adulti (edizioni e/o, 2019), è diventato una serie televisiva, disponibile su Netflix dal 4 gennaio 2023. L’ennesima riprova del successo dei libri dell’autrice che, nonostante l’identità segreta (o forse proprio grazie a questa indefinitezza!), continuano ad attrarre l’attenzione e l’amore di lettrici e lettori in tutto il mondo.

Moltissimo si è detto sulla sua (presunta) identità, su cui circolano tante voci.

FERNANDO PESSOA

Copertina del libro Il libro dell'inquietudine di Fernando Pessoa

Nonostante i “vantaggi” che uno pseudonimo può comportare, per alcuni scrittori un “solo” alter ego non basta. È il caso di Fernando Pessoa, figura centrale della letteratura portoghese che iniziò a immaginare identità alternative fin dall’infanzia, come rivelato in una lettera a Adolfo Casais Monteiro datata 1935. Qui lo scrittore dai mille nomi ricorda il suo primo pseudonimo, Chevalier de Pas, inventato a soli sei anni e successivamente utilizzato per scrivere lettere a sé stesso.

Un caso analogo accade alcuni anni più tardi, mentre frequentava la Durban High School, quando creò Alexander Search, alter ego con cui continuò il dialogo epistolare. L’innovazione più grande della scrittura di Pessoa fu proprio la creazione di eteronimi, personalità letterarie con una propria vita interiore e un’autonoma produzione artistica, scisse dall’autore originale. Alcune delle più note identità legate a Pessoa sono sicuramente Alberto Caeiro (“maestro” tra gli eteronimi del portoghese), Álvaro de Campos (primo eteronimo a debuttare pubblicamente) e Ricardo Reis (medico latinista e monarchico).

Tra questi figura anche Bernardo Soares, voce narrante de Il libro dell’inquietudine (Feltrinelli, traduzione di Maria Josè de Lancastre e Antonio Tabucchi), opera frammentaria e mai conclusa che esplora temi come l’alienazione e il sogno. Soares – umile contabile di Lisbona – è un osservatore cinico e solitario, prigioniero della banalità quotidiana. Da quest’ultima prova a sfuggire grazie a delle tracce seminate in centinaia di frammenti, in cui alterna riflessioni filosofiche a profonde e dolorose introspezioni.

RICHARD BACHMAN

Blaze di Stephen King, scritto con lo pseudonimo Richard Bachman

Non tutti gli pseudonimi celano però un inesplicabile mistero. Dietro ai primi thriller firmati dallo scrittore Richard Bachman – usciti a partire dal 1977 con Ossessione – si intravede presto lo “zampino” (o meglio, la penna) del prolifico Stephen King. Il Re dell’orrore, a partire da quell’anno e fino al 1984, ricorre infatti a questo pseudonimo letterario per pubblicare alcuni libri alquanto sperimentali (in foto Blaze, scritto da King tra il 1972 e il 1973 ma pubblicato solo nel 2007, in Italia edito nello stesso anno da Sperling & Kupfer con la traduzione di Tullio Dobner).

I motivi dello pseudonimo? Dalla voglia di esplorare nuovi stili di scrittura all’inventarsi storie al di fuori della sua comfort zone, fino a – non senza una certa ironia – eludere le opprimenti maglie degli editori, fermamente convinti che a tutto c’è un limite. Anche alla prolificità del Re. Stephen/Richard, a quanto pare, la pensava diversamente.

ROBERT GALBRAITH

Sepolcro in agguato di Robert Galbraith libri thriller 2024

Tra gli pseudonimi letterari atti a mascherare l’identità di uno scrittore bestseller figura anche Robert Galbraith. In questo caso, però, lo pseudonimo non “nasconde” un autore di thriller e gialli in cerca di nuove storie e di nuovi stili. Di fatto, non cela nemmeno un autore. A servirsi della firma in questione è infatti non altri che J.K. Rowling, l’autrice della serie bestseller di Harry Potter.

Dai magici fantasy alle palpitanti atmosfere noir con romanzi – tra cui si possono citare La via del male, Bianco letale, Sangue inquieto e l’ultima uscita Sepolcro in agguato (Salani, traduzione di Valentina Daniele, Barbara Ronca, Laura Serra e Loredana Serratore) – che scalano le classifiche inglesi e internazionali raccontando le avventure dell’ex militare Cormoran Strike.

Oltre, ovviamente, a conquistare i cuori di lettrici e lettori, rapiti dalla penna di Rowling/Galbraith, che si muove sinuosa sia tra mirabolanti partite di quidditch che tra misteriose indagini top secret

ÉMILE AJAR

La vita davanti a sé di Romain Gary, scritto con lo pseudonimo Emile Ajar

Il 3 dicembre del 1980 lo scrittore francese Romain Gary si recava in place Vendôme a Parigi per acquistare una vestaglia di seta rossa. Aveva infatti deciso porre fine alla sua vita con un colpo di pistola alla testa, e tra le trame di un capo vermiglio il sangue si sarebbe camuffato senza destare troppe attenzioni.

Un suicidio che destò certamente scalpore, ma che non giunse inaspettato. Eroe di guerra, viaggiatore, dongiovanni, vincitore di un Premio Goncourt nel 1956 con Le radici del cielo (Neri Pozza Beat, traduzione di Ettore Capriolo): l’estro sregolato di Gary non era sicuramente una novità. Ma il vero colpo di scena avvenne pochi mesi dopo la sua morte.

Dietro a Emile Ajar, uno dei romanzieri francesi più promettente degli anni Settanta e vincitore cinque anni prima del Premio Goncourt con La vita davanti a sé (Neri Pozza, traduzione di Giovanni Bogliolo), si nascondeva infatti proprio Romain Gary. Un “camuffamento” che rese (e rende tutt’oggi) il francese l’unico autore a ottenere due volte il rinomato premio, che normalmente non può essere attribuito ad uno scrittore più di una volta. Una mistificazione che nasconde però un lato dolce e malinconico, come raccontato dallo stesso Gary al proprio editore: “Ho creato Émile Ajar per nostalgia della giovinezza, degli inizi, per riprovare l’emozione del primo libro”…

SORELLE BRONTË

Cime tempestose di Emily Brontë

Laddove alcuni pseudonimi permettono a uno scrittore di vincere nuovamente lo stesso premio letterario, altri nomi fittizi vengono utilizzati anche solo per garantirsi una pubblicazione.

Nell’autunno del 1845, quando Charlotte Brontë trovò uno dei quaderni di poesie della sorella Emily, rimase subito ammaliata da quei versi. Da qui l’idea di pubblicare immediatamente un volume contenente le poesie delle tre sorelle: Charlotte, Emily e Anne. Convincere Emily, però, a dir poco offesa dall’invadenza della sorella, era un altro paio di maniche…

Scopri la nostra pagina Linkedin

Seguici su Telegram
Scopri la nostra pagina LinkedIn

Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it

Seguici su LinkedIn Seguici su LinkedIn

Charlotte eventualmente ci riuscì, ma con la promessa che la loro identità sarebbe stata “protetta” da pseudonimi maschili (che crearono a partire dalle loro iniziali): fu così che il volume uscì con il titolo Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell, i tre prestanomi scelti dalle sorelle per sviare i pregiudizi nei confronti delle scrittrici. Dopo questa salto nel vuoto “sotto copertura”, richiesto a gran voce (e a ragione) dalla sorella Charlotte, venne pubblicato il grande capolavoro di Emily Brontë: Cime tempestose (riportato nell’edizione Garzanti, con la traduzione di Rosina Binetti).

GEORGE ORWELL

Eric Arthur Blair – nato a Motihari il 25 giugno 1903 – è senza ombra di dubbio uno degli scrittori più noti e influenti della storia della letteratura. Il nome non vi suona familiare? Forse conoscete lo scrittore sotto lo pseudonimo di George Orwell, “etichetta” che nel tempo ha sovrascritto il vero nome di Blair.

Come ammise infatti nel saggio Perché scrivo, nonostante il sogno di diventare uno scrittore e saggista fosse già presente nel piccolo Eric, dai diciassette ai ventiquattro anni l’autore de La fattoria degli animali1984 (qui sopra nell’edizione Garzanti, con la traduzione di Bianca Bernardi) abbandonò quasi completamente questa rosea prospettiva.

Soltanto dopo la favorevole accoglienza da parte di un editore del dattiloscritto di Senza un soldo a Parigi e Londra Blair decise di abbracciare il suo sogno, chiedendo però di utilizzare uno pseudonimo al fine di non creare imbarazzo alla famiglia. Tra i nomi proposti prevalse proprio quello di George Orwell.

PABLO NERUDA

Copertina del libro Per nascere son nato di Pablo Neruda

Tra gli pseudonimi letterari figura anche uno scrittore dal calibro di Pablo Neruda, prestanome di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto. Il poeta e politico cileno è infatti considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento, e nel 1971 stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura.

Nel 1920 lo scrittore – di cui riportiamo qui sopra la raccolta di scritti e quaderni personali Per nascere son nato (Guanda, a cura di Silvio D’Amico) – iniziò a utilizzare lo pseudonimo in omaggio allo scrittore ceco Jan Neruda, in modo da poter scrivere poesie senza che il padre (che riteneva questa attività poco rispettabile) lo scoprisse. Un rapporto conflittuale che portò il poeta a disconoscere il cognome paterno Reyes e a consacrare lo pseudonimo all’Olimpo letterario.

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Abbiamo parlato di...