“Io gliela vedo negli occhi, la sconfitta prima ancora di cominciare la partita. Io glielo vedo in faccia quanto si sentano già esclusi da un mondo che sembra fatto per gli altri e non per loro… Ci combatto ogni mattina, contro questo sentirsi già perdenti, questa repulsione per la scuola ‘che tanto non serve a niente’…”. Cosa c’è dietro quei ragazzini che spaccano le vetrine? Una nuova riflessione di Enrico Galiano a seguito degli scontri dei giorni scorsi, che hanno visto protagonisti tanti adolescenti. Per l’insegnante e scrittore, “chi pretende la condanna senza appello, di solito, con quei ragazzi non ci parla mai…”
Il primo giorno di scuola, quest’anno, abbiamo portato tutti gli studenti in una sala.
A turno noi prof avevamo il compito di spiegare qualcosa della scuola, il regolamento, i progetti.
A me è stato dato il compito di chiudere le danze con un piccolo discorso motivazionale.
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Ahia, non mi ero preparato niente.
Allora ho pensato che la cosa migliore fosse… non fare discorsi. Ascoltare loro, provare a vedere se avevano da dire qualcosa. E così ho fatto una domanda, una che faccio sempre:
“Ce l’avete un sogno, voi?”
Silenzio. Gente che si guardava. Occhi che dicevano: ma che vuole questo?
Poi qualche timida mano si è alzata. Prima una, poi due. Alla fine erano una quindicina.
Pochine, accidenti. Non un buon segno. Per niente.
Ed è lì che è arrivato lui.
Un ragazzotto grande e grosso. Uno di quelli che conoscono tutti, e non certo per essere il più tranquillo e pacifico della scuola.
Viene di fianco a me, col passo molleggiato. E poi davanti a tutti, fa:
“Voglio diventare ricco!”
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Boato. Risate. Applausi.
Io guardo i miei colleghi alzare il sopracciglio, sospirare, e anche io per un attimo vedo le mie braccia precipitare al suolo dallo sconforto.
Siccome non è la prima volta che mi capita che qualcuno risponda così, gli chiedo quanti soldi vuol dire, per lui, essere ricco.
“Un milione di euro, anzi no facciamo dieci!”
“E cosa ci fai, quando ce li hai?”
La domanda me lo coglie del tutto impreparato.
“Boh, non lo so!”
Risatine. Pacche sulle spalle. Applausi.
Glielo richiedo, allora, e insisti insisti viene fuori qualcosa:
“Boh, macchine. Case. Una casa con la piscina, dai. Anzi due!”
E se ne torna al posto, tutto fiero.
Cosa c’è dietro quei ragazzini che spaccano le vetrine?
Ho ripensato a lui, in questi giorni.
A lui e a diversi altri ragazzi della mia scuola, in uno dei comuni col PIL pro capite più basso della mia regione, e con incidenza altissima di studenti stranieri di prima o seconda generazione. E ci ho pensato perché, se guardo quello che è successo a Milano, sono abbastanza sicuro che almeno due o tre di quei ragazzi sarebbero potuti benissimo essere lì, in mezzo a quelli che entravano da Foot Locker a rubare sneakers.
Se fossero nati lì, cresciuti lì, se avessero ricevuto anche loro i messaggi nei gruppi dove li incitavano a uscire incappucciati, almeno due o tre degli studenti della mia scuola forse avrebbero scritto: arrivo.
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E lo so perché io gliela vedo negli occhi, la sconfitta prima ancora di cominciare la partita.
Io glielo vedo in faccia quanto si sentano già esclusi da un mondo che sembra fatto per gli altri e non per loro.
Io la respiro, questa mancanza di sogni, che comincia quando sei ancora nella culla e ti cresce intorno nella spesa al discount coi soldi contati, nei turni di lavoro massacranti dei tuoi, negli zero libri in casa, nel cibo spazzatura un giorno sì e l’altro anche, nei pomeriggi infiniti in cui ti mollano lì davanti a un cellulare, nella cintura gucci contraffatta sfoggiata con orgoglio.
La tocco con mano, questa assenza di prospettive, di futuro, che ti fa passare la voglia di crederci, di capire se hai qualcosa di speciale anche tu, e ti convince che nella vita bene che vada sfangherai un posto da operaio a millecinque al mese.
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La generazione che abbiamo lasciato senza sogni
Ci combatto ogni mattina, contro questo sentirsi già perdenti, questa repulsione per la scuola “che tanto non serve a niente”, questa ammirazione smisurata per quelli che fanno i soldi facili, quel dire “Aura!” estasiati davanti a Sfera Ebbasta allo stadio seguito dallo stuolo di dieci modelle pagate per stargli attorno.
E nessuno di quei ragazzi ci pensa, che stanno dicendo “Aura!” a uno che per avere delle donne vicino le deve pagare.
È qui che si vede chi vuole capire, e chi vuole invece solo sentirsi dire “Quei cattivoni che hanno distrutto tutto”.
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Chi pretende la condanna senza appello, di solito, con quei ragazzi non ci parla mai. Non sa che cosa si prova a sentirsi una merda fin da piccoli. Non sa cosa vuol dire non avere sogni, perché il mondo ti ha detto che tu quelli te li puoi solo sognare.
L’avete visto tutti il ragazzino di dodici anni, con la bandana sulla bocca. Quegli occhi ancora da bambino, lanciare un bidone e poi uscire dal negozio pieno di roba. Cosa ci faceva lì in mezzo uno che fino al giorno prima andava alle elementari?
Come si può anche solo pensare che sia normale, una cosa del genere, che non ci stia urlando qualcosa? Come si può puntare il dito contro di lui, o la sua famiglia, senza rendersi conto di tutto quello che c’è dietro.
Come si fa ad essere così ciechi da non vedere che quei vetri rotti sono il prodotto di qualcosa, la conseguenza di qualcosa che comincia da molto lontano.
Al solito, l’unica risposta di cui siamo stati capaci: inasprire le pene. Limitare la libertà.
Ma finché non daremo a questi ragazzi qualcosa in cui credere, e soprattutto qualcuno che creda in loro, le cose non cambieranno.
Finché non capiremo cosa stiamo facendo al loro futuro, un futuro noi possiamo scordarcelo.
L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.
Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo felici, Tutta la vita che vuoi, Felici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande. Con Salani, Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti.
Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato, sempre con Salani, il secondo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa, e con Einaudi Stile Libero, nel 2026, Il cuore non va a dormire.
Il suo nuovo libro è Il mio migliore amico è un fantasma (Salani).
Qui è possibile leggere tutti gli articoli scritti da Galiano per il nostro sito, con cui collabora con costanza da diversi anni (anche con dei video per Instagram e TikTok).
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