Caparezza, da anni figura di riferimento nella scena rap italiana, fa uso della letteratura in maniera “viva” nelle sue canzoni, plasma personaggi all’interno dei suoi versi, racconta la sua vita, ma anche quella degli altri, non avendo paura di citare i “grandi”, senza però dimenticare anche i riferimenti al fumetto, mondo a cui il cantautore deve tanto. Ecco una selezione di brani del cantante, un viaggio “nel cosmo” del rapper, tra citazioni a Dante, Manzoni, Stevenson e maestri del fumetto come Go Nagai e Magnus
Ogni 4-5 anni fa la sua ri-comparsa, rilascia un album, va in tour e poi si ritira nuovamente, lasciando i suoi fan in attesa del prossimo.
Parliamo di Michele Salvemini, in arte Caparezza, rapper e cantautore pugliese (per la precisione di Molfetta) che, in un mercato musicale che va sempre più veloce e sempre più a caccia della nuova hit da “bruciare” in poche settimane, ha sempre dimostrato di non voler stare al passo con certe dinamiche di mercato, prendendosi il tempo necessario per potersi dedicare alla scrittura.
E se per lo stesso musicista pugliese “disattendere il pubblico è rispettarlo”, l’ultimo record dimostra come, in realtà, la questione del tempo abbia ripagato: il suo ultimo lavoro, Orbit Orbit, è il disco in formato fisico più venduto in Italia nel 2025 secondo la classifica FIMI/NIQ.
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Pubblicato alla fine dell’ottobre del 2025, l’album è uscito in contemporanea con un fumetto omonimo – pubblicato da Sergio Bonelli Editore – che è stato presentato in anteprima alla 59esima edizione del Lucca Comics & Games.
Orbit orbit è il nono album in studio di Caparezza che vede una genesi diversa rispetto ai lavori precedenti. Come raccontato dall’artista, il progetto nasce, in primis, con l’idea di fare un fumetto, a cui è seguita la stesura dell’album, prima pensato come colonna sonora del volume, e a cui solo in seguito sono stati aggiunti dei testi.
Da sempre appassionato della nona arte, il cantante firma dunque la sceneggiatura dell’albo, che racconta la storia di un cosmonauta – lo stesso Caparezza – che intraprende un viaggio interstellare alla ricerca di ispirazione creativa dopo un lungo periodo di isolamento.
Una doppia esperienza immersiva, dunque, che conferma come l’elemento della scrittura sia estremamente sentito all’interno della produzione dell’artista.
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Non è un mistero, infatti, che le canzoni di Caparezza siano costellate di rimandi al mondo della letteratura e del fumetto (queste ultime vedono la loro apoteosi proprio in Orbit orbit, un vero e proprio omaggio alla nona arte).
Tra citazioni palesi e altre sussurrate sottovoce, l’artista ha più volte messo alla prova i suoi fan con una vera e propria cascata di riferimenti letterari. Proviamo dunque a tracciarne una mappa, senza pretese di essere esaustivi, per tenerci occupati in attesa del prossimo album e, soprattutto, del prossimo tour, che partirà sabato 20 giugno 2026.
Ecco una selezione di nostri articoli dedicata ai riferimenti letterari nella musica di diversi cantati:
Orbit Orbit

La copertina di Orbit orbit
Partiamo proprio dall’ultima fatica del rapper: Orbit orbit. In doppio dialogo col fumetto, le citazioni presenti in questo album sono prevalentemente dedicate a opere e fumettisti che hanno ispirato l’artista, sin da quando era piccolo. In particolare con la traccia A comic book saved my life, Caparezza firma una vera e propria ode all’arte del fumetto, un ponte di collegamento verso la musica:
“Grazie al fumеtto scopro musica che ben presto/ Si prenderà tutto lo spazio senza permesso (…) / Porto il fumetto in ogni disco, su ogni palco /In ogni viaggio da furgone, in ogni zaino graphic novel”.
I riferimenti nel corso dell’album sono molteplici: Go Nagai e Magnus in primis, rispettivamente autori di opere dal calibro di Devilman e Alan Ford. Non mancano le citazioni a Sandman dell’autore inglese Neil Gaiman, noto anche per romanzi come Coraline e American Gods.
Anche citazioni ai supereroi Marvel, tra cui Silver Surfer (Come la musica elettronica, “Tempo mi tinge d’argento come Silver Surfer”) o Scarlet Witch (The NDE, Ma non sono morto affatto / Sangue Wanda, rosso scarlatto).
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Il banditore
Il citazionismo tocca l’apice con la sesta traccia dell’album Il banditore, una cover dell’omonimo brano di Enzo Del Re che al grido di “Popolo del pianeta sentite” snocciola una serie di onomatopee classiche del mondo del fumetto, annunciate con un tono squillante, un’impostazione quasi teatrale, cinematografica: a suon di “gulp” “splash” “stomp” chi ascolta sembra essere catapultato tra le pagine di un fumetto, le nuvolette bianche a captare tutto quello che succede intorno.
Proprio a proposito di onomatopee, il cantante ha raccontato di come lo stesso titolo del fumetto (e dell’album) sia nato per descrivere, attraverso il gergo dei fumetti, l’atto dell’immaginare: “La fluttuazione mentale mentre immagino”.
Io sono il viaggio
Tra riferimenti palesi e altri più velati, anche la letteratura classica e contemporanea trova spazio tra le righe del rapper.
Ad esempio, nel brano Io sono il viaggio, Caparezza porta avanti la metafora della vita come un viaggio, con le sue sfide e i suoi ostacoli da superare. Di volta in volta il cantautore si paragona a personaggi noti della letteratura internazionale:
“Sogno un viaggio di Melville / non un cargo di merci / La mia vita per Moby Dick e non per un paio di pesci”.
Qui è chiaro il riferimento al romanzo Moby Dick del 1851 di Herman Melville: il viaggio è per cercare qualcosa di più alto, per affrontare un’impresa memorabile come quella di affrontare Moby Dick.
La metafora prosegue con riferimenti al Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (“Gattonando mi metto in piedi, come sugli stemmi il gattopardo”), al Vecchio e il mare di Ernest Hemingway (“Sono il vecchio che va in mare e sfida ancora le onde”) e al Giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne (“Indosso i panni di Phileas Fogg e mi involo“).
Curiosity (oltre il baglione)
Ma è in Curiosity (ottava traccia dell’album) che l’autore si spinge in avanti fino a toccare i grandi della letteratura:
“Non è l’amore che muove il mondo ma la sete di conoscenza / L’amore è conseguеnza o un incidente di percorso”.
Qui a essere citato è proprio Dante e il suo “L’amor che move e il sole e le altre stelle”, il verso che chiude la Commedia. Dunque, all’amore dantesco Caparezza contrappone la sete di conoscenza, altra citazione al sommo: “Fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza” (XXVI canto dell’Inferno, v. 119). Il celebre verso fa parte della terzina pronunciata da Ulisse durante il fatidico momento di oltrepassare le colonne d’Ercole. Ma, se per Dante l’eroe greco viene punito per questo e delegato nell’Inferno, nella canzone il concetto è ribaltato: è la sete di conoscenza a far muovere i meccanismi del mondo.
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Argenti Vive, Museica
Ma non solo in Orbit Orbit si possono trovare riferimenti e citazioni al grande poeta. Facendo un passo indietro fino a Museica (2014), Caparezza dedica un’intera canzone a una figura che fa una brevissima comparsa all’interno della Commedia, per la precisione l’ottavo canto dell’Inferno: Filippo Argenti.
Personaggio pittoresco, appartenente alla famiglia fiorentina degli Adimari e conosciuto come Argenti o Argente per il suo amore sfrenato per le ricchezze, nei racconti dell’epoca si narrano diversi episodi alla base dell’inimicizia tra lui e il sommo poeta: si dice di come la sua famiglia si oppose alla revoca del bando ai danni di Dante e di come si fosse impadronita di alcuni suoi beni e ancora di come lo stesso Filippo avesse schiaffeggiato l’Alighieri.
Argenti fa la sua comparsa nel canto VIII, all’interno del girone degli iracondi, ai versi 34-63: Dante e Virgilio stanno traversando la palude Stige, quand’ecco che l’anima dannata dell’Argenti prova a rovesciare la barca, traghettata da Flegiàs.
La canzone di Caparezza incomincia raccontando l’accaduto, facendo leva sulla risposta di Dante:
“Maestro, sarei molto desideroso, prima di uscire dalla palude, di vederlo immergere in questa melma“.
Da qui è proprio l’Argenti che comincia a parlare, attraverso un’invettiva in risposta alle rime di Dante: il rapper, infatti, veste i panni del fiorentino e lo lascia sfogare contro il Vate, in un’ode (in rima) contro la poesia:
“‘Fatti non foste per vivere come bruti’/ Ben detta, ma sputi vendetta / Dalla barchetta di Flegias /Complimenti per la regia”.
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La caduta di Atlante, Prisoner 709
Un altro tassello della produzione del rapper legata alla letteratura si ha con La caduta di Atlante, brano contenuto in Prisoner 709 (2017), un album molto diverso dai precedenti, estremamente introspettivo, in cui il cantante affronta, tra le altre cose, l’arrivo dell’acufene, disturbo di cui è affetto.

La copertina di Prisoner 709, settimo album di Caparezza
Nella canzone La caduta di Atlante, Caparezza racconta la storia di Atlante e Dike: il titano, innamorato della dea della giustizia, tenterà di sedurla. Ottenuto un rifiuto, questi proverà a inseguirla ma rimarrà schiacciato dal peso del pianeta che porta sulle spalle.
“Del giorno in cui mi cadde il mondo addosso/ Ricordo tutto pure l’ora e il posto / Il contraccolpo poi la stretta al collo / La stretta al collo, la stretta al collo”
Diversi i livelli di interpretazione della canzone: un primo, fa riferimento proprio a ciò che rappresentano le due figure della mitologia greca: il titano Atlante, aggressivo e arrogante – “Ciao, mi chiamo Atlas, petto gonfio, anfora /Lascio ogni ragazza, con questo mio corpo, afona” – prova a sedurre Dike – la giustizia – in maniera prepotente, e per questo verrà rifiutato, schiacciato dalla sua stessa superbia.
Ma il “mondo addosso” è anche il colpo che riceve Caparezza con l’arrivo dell’acufene: il cantante è schiacciato dal peso del suo mondo, ovvero la musica.
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Il Mondo Dopo Lewis Carroll, Exuvia

Arriviamo ad Exuvia (2021), il penultimo album di Caparezza, anche questo ricco di citazioni tra fumetti e letteratura. In particolare, la traccia Il Mondo Dopo Lewis Carroll prende spunto a piene mani dal romanzo dello scrittore inglese: Caparezza si immagina come un cappellaio matto stanco e anziano, che non riesce più a cogliere le meraviglie che lo circondano – “Ho perso Meraviglia / Nella metro, nella vigna” – che scrive una lettera destinata a un’Alice, simbolo dello stupore, che ha ormai abbandonato Wonderland e passa la sua vita “tra i palazzi”. Eppure l’autore spera di ritrovarla – e quindi di ritrovare la meraviglia – anche tra il grigiore della quotidianità: il mondo dopo Lewis Carroll.
Un altro tema presente nella canzone è quello del peso del tempo, capace di “mettere la cravatta ad Huckleberry Finn” (protagonista del romanzo di Mark Twain, simbolo della libertà e della spensieratezza).
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Caparezza fa uso della letteratura in maniera “viva” nelle sue canzoni, plasma personaggi e citazioni all’interno dei suoi versi, racconta la sua vita, ma anche quella degli altri, non avendo paura di citare i “grandi”: nei suoi versi convivono autori come David Pennac e Eduardo De Amicis (China Town, dedicata al potere della scrittura), Bram Stoker e Stephen King (Eroe), e personaggi come Dottor Jekyll e Pippi Calzelunghe (La mia parte intollerante); interpreta storie già scritte e le rende metafore per raccontare la sua vita, prendendo i panni di personaggi come Ulisse (Campione dei Novanta) e citando autori dal calibro di Dante, come abbiamo visto in precedenza, e Alessandro Manzoni (Dagli all’untore).
Nella musica del rapper la letteratura – e il fumetto – escono fuori dai confini delle pagine, andando a creare percorsi che si interconnettono e che trasportano nel mondo di un artista che, come dice egli stesso, esiste “solo quando faccio dischi o fumetti, dopodiché scompaio in un buco nero”.
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Fotografia header: Caparezza, GettyImages 04/02/2026